La quadratura del cerchio

Il ministro Fornero ha dichiarato in modo netto, quasi caustico, che se l'esito della trattativa con le parti sociali non dovesse andare a buon fine il governo andrà avanti da solo fino in fondo: sarà poi il Parlamento ad assumersi la responsabilità di far precipitare tutto o mantenere ancora in vita l'attuale esecutivo. Da queste parole è facile capire che il filo sottile e labile che regge il governo Monti è sorretto dalla riforma del mercato del lavoro e dalla capacità di quest'ultima di soddisfare tutti, partiti compresi. Osservando la situazione all'interno di quest'ultimi non se ne trae grande conforto: ieri il Pdl ha affermato che continuerà ad appoggiare il governo a patto che non si faccia condizionare dalla sinistra e dai sindacati, mentre a dividere il partito di Bersani ci pensa anche la manifestazione della Fiom a cui esponenti di primo piano come il responsabile economico Fassina vorrebbero andare, a meno che il Pd non glielo vieti. Vista così, la "quadratura del cerchio" sembra ardua da ottenere. Ma in una situazione in cui i mercati sono per niente certi della salvezza della Grecia e ancora non del tutto convinti della rispresa dell'Italia, in cui gli ultimi dati sulla disoccupazione e sulla contrazione dei consumi fanno paura, c'è davvero un partito che può permettersi di far cadere (o anche solo di pensare di far cadere) il governo?
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