giovedì 8 marzo 2012

PD: tutto bene?


A osservare quel che accade a lega e pidielle vien quasi voglia di offrirgli un po' d'aiuto e di conforto... Ma nemmeno noi siano messi tanto bene. Quel partito che a suo tempo avevamo immaginato, "nuovo" e capace di superare i limiti dei "vecchi", qualche volta è tentato di tornare alle radici. Ma a quali, se le radici sono tante? Molte energie si sprecano in questo dilemma, senza esclusione di colpi. Intanto la sensazione di separatezza fra elettori e politica non ci risparmia: gli esiti dei sondaggi, il gap di fiducia fra partiti e governo "tecnico", le vicende delle Primarie ne sono prova evidente. Ma la colpa non è delle Primarie, che semplicemente portano le magagne allo scoperto. Dunque cerchiamo di capire: anche il PD è malato o invece è solo crisi di crescita, o invece son tutte balle? Lasciamo le cose così o si cambia? E come? Pro chi e contro chi? Con chi e senza chi? 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

I partiti devono avere una visione e un modello di società quale riferimento alle decisioni.

Quali sono quelle del PD?

giancarlo

Sillycows ha detto...

Dunque la domanda è: quale visione, quale modello. Bella domanda. Una volta la visione, il modello erano il comunismo, il liberismo, il socialismo, il fascismo... Pacchetti preconfezionati e relativamente (relativamente!) chiari. Oggi, se guardiamo al comunismo cinese, ci troviamo dentro parecchio capitalismo. Le socialdemocrazie del Nord si sono logorate. Ora va di moda ma fino a un certo punto il rigorismo tedesco. Insomma: tutte formule. Tutte semplificazioni di una realtà che evolve. Mi sono letto l'ultima intervista a Bersani, quella che appare anche in questo post al numero 13. Mi piace. Dà l'idea di uno che ha le idee chiare. Non pretendo da Bersani che mi dica in dieci o cento righe il "modello" preciso che il PD ha in mente. Invece di inseguire slogan o modelli semplificati dovremmo metterci più cuore e insieme convincere le persone a pensare in maniera più complessa, perché la realtà è complessa. Non ci sono solo il sì e il no, ci sono pure i "ma anche" di veltroniana memoria. Il bello del PD è questo continuo confronto che ci fa crescere, e dobbiamo andarne fieri. Male quando il confronto diventa scontro di potere. Ancor peggio quando a tutti i livelli è scontro fra bande mascherato da disputa ideologica: sono questi i veri mali da combattere, non la mancanza di un modello "definitivo" così non ci si pensa più. Questo post non ha avuto molto successo, l'abbiamo commentato solo in due. Forse il tema era troppo spinoso? La gente non si vuole sbilanciare? O questo genere di dilemmi non "vende"? Chissà, avessimo parlato male di Alfano ci sarebbero stati più commenti?

Anonimo ha detto...

Caro Sillycows parto dal fondo
-condividendo che è uno scontro solo per il potere fino a se stesso;
- molto sinteticamente il "ma anche" va bene fino a quando non si deve prendere una decisione, a meno che non si prenda una decisione e poi si motiva descrivendo i "ma anche" presenti nella motivazione della decisione;
- l'avere una visione o un modello di società non vuol dire semplificare o dare solo un'etichetta perchè è la storia stessa che è sempre in movimento.
Ma se delle persone si aggregano è perchè condividono un traguardo da raggiungere e possono poi dividersi sul come raggiungerlo e devono concordare come organizzarsi per prendere le decisioni necessarie, ma se i traguardi pensati sono diversi come fanno a stare insieme e lavorare insieme ?
Non si può certo dire che i principi fondanti e i modelli di società derivanti il comunismo sono gli stessi per comunismo, capitalismo o socialdemocrazia. La definizione di una proposta è condizionata dal traguardo che si vuole raggiungere e dalle condizioni dell'intorno in cui si sta operando.
Certo gli intorni sono complessi e le decisioni sempre più difficili da prendere, ma la difficoltà non cancella l'obiettivo.
Sarebbe interessante, sembra almeno per noi due, approfondire questo tema che ritengo di fondo per chi vuol fare Politica.
giancarlo

Barbara Caviglia ha detto...

Pare che al momento attuale essere appoggiati alle primarie dal PD porti male. E' successo a Milano, Cagliari, Napoli, Genova. E ora è successo anche a Palermo, dove Rita Borsellino, data alla vigilia vincente e avendo incassato l'appoggio nientepopodimenochè del Segretario in persona, esce perdente, seppur per una manciata di voti. Contemporaneamente, gli ultimi sondaggi danno il PD in calo di una forchetta fra i 2 e i 3 punti, con un significativo crollo della percentuale dei votanti. Ma cosa succede? E' in crisi il Partito Democratico? O forse è una crisi più strutturale, che riguarda il sistema partiti nel suo complesso? Leggendo i media, da più parti sento invocare per il dopo-monti la grande coalizione. Non vi nascondo che la cosa mi fa paura: a nulla valgono le rassicurazioni di Bersani e i suoi ripetuti no a tale prospettiva, poichè vedo il Segretario in una posizione sempre più tremolante e con una maggioranza interna in progressiva riduzione. E il voto di Palermo non fa altro che aggravare tale condizione, gettando le basi per un futuro terremoto: a Palermo Pier Luigi Bersani si è speso in prima persona e inevitabilmente la non riuscita di Rita Borsellino ha segnato un'insanabile crepa nella sua leadership, con i veltroniani (e non solo) che appena appreso il risultato siculo hanno intonato il requiem per la foto di Vasto. Ma cos'è l'anti-Vasto se non la Grosse Koalition? E se tale coalizione trovasse spazio in parlamento a seguito delle prossime elezioni, saremmo costretti a uscire da un'ottica ristretta di crisi di partito per entrare forzatamente in una più ampia e laboriosa riflessione, che ci porterebbe -ahimè-, cari compagni e amici, a intonare questa volta il requiem per la Politica tout court. Diventata, a quel punto, sistema da rivedere e ricostruire partendo dalle fondamenta.

Barbara Caviglia

Anonimo ha detto...

Purtroppo è vero in Italia occorre ripartire praticamente da zero.
Monti e il suo governo, come si vede in questi giorni anche condizionati dall'essere entrati in campagna elettorale per le amministrative, dipende sempre dai partiti nelle sue proposte di riforma.
Oer questo la dirigenza del PD e non solo devono dire che Italia vogliono, perchè dopo il governo Monti ogni partito dovrà realizzare a partire da ciò che si è potuto fare i suoi obiettivi.
Ora gli altri anche se talvolta sottotracia riescono a ottenere ciò che vogliono.
giancarlo